Monique van der Vorst indossa la maglia della nazionale olandese, un caschetto protettivo arancione e giallo e degli occhiali scuri. Guida una bicicletta speciale. Con le mani spinge sui pedali, mentre le gambe restano immobili, paralizzate, all'interno dello strano contenitore incassato fra le tre ruote. «La mia culla da velocità», l'ha ribattezzato lei. È concentrata, orientata al compito, le labbra leggermente socchiuse di chi ha bisogno di mandare molta aria ai polmoni. Vuole l'oro. Non è mai scesa in pista per niente di meno. Prenderà l'argento. Due. Ringrazierà facendo un inchino e sorridendo, come sempre. «Un giorno straordinario». Lo sono tutti per lei. Ha deciso così quando la vita le è crollata addosso. Aveva tredici anni e si era fatta male a un'anca. «Una piccola operazione e ti rimettiamo a posto», le avevano detto i medici. Andò diversamente.
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effettoterra
170 giorni fa in Ciclismo
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